|
|
|
Una pittura che nulla concede alle seduzioni naturalistiche, a esteriori
edonismi, alla presa diretta di uno scontato
“au plein – air “. Una pittura, per contro, “costruita “
pennellata dopo pennellata in obbedienza al dettato di una emozione, di un
sentimento, di uno stato d’ animo. Una pittura ,dunque,
che acquisisce un carattere di necessità. In effetti Ena Villani è
dotata di una vigilanza critica non meno sicura della capacità di identificarsi
in quella specifica proposta del reale in grado di sollecitare il suo scatto
creativo. … ……Il linguaggio di Ena Villani – il linguaggio, soprattutto ,
della sua maturità – si esclude
ad ogni contaminazione provinciale, ad ogni condizionamento delle cosiddette
scuole locali. Una lezione morale prima che estetica, che ella ha ricevuto innanzi
tutto dal padre Gennaro Villani, il quale, pur avendo operato in una Napoli
costretta in limiti culturali angusti e in tempi poco propizi alle istanze di
rinnovamento, seppe differenziarsi dai più in forza del dialogo che mantenne
con l’Europa. Lezione morale, ripeto , e non rapporto di dipendenza, meno ancora di
sudditanza ,come attesta del resto la netta diversità del linguaggio stesso. Che poi Ena Villani sia artista complessa sia a livello di interessi
culturali, sia a livello di motivazioni ispirative, lo dimostrano
anche le sue liriche, una produzione per certi versi segreta che tuttavia
è auspicabile venga un giorno edita: integrerà l’opera pittorica
riflettendone l’umanissima nervatura. Ma già l’opera pittorica ci avverte
di una presenza di precisi contorni. CARLO
MUNARI, 1985
|